La storia della Spagna

La penisola iberica è protagonista di una storia lunga e complessa, che ha visto il susseguirsi di differenti dominazioni e influenze straniere. Già 800.000 anni prima di Cristo alcune tribù di cacciatori-raccoglitori abitavano la Spagna; a partire dal 5.000 a.C. queste furono soppiantate da una popolazione di agricoltori del Neolitico. Di queste primitive popolazioni, che si insediarono nella penisola iberica in età preistorica, non sono pervenuti documenti scritti, ma solo reperti archeologici, cosicché è difficile ricostruirne la storia attraverso una completa documentazione.

L’ipotesi più convalidata sostiene che in Spagna, attorno all’VIII secolo a.C., iniziò a svilupparsi una civiltà, chiamata di Tartesso, a partire dalla valle del Guadalquivir nel sud della penisola, le cui origini sono incerte, probabilmente autoctone. Verso il VI secolo a.C. è documentato che in Spagna si svilupparono due civiltà: quella iberica, di origine non indoeuropea, forse derivata da un insieme di etnie di un periodo antecedente, e quella celtica, emigrata dall’Europa centrale (soprattutto dalla zona corrispondente all’attuale Francia) e insediatasi prevalentemente nella parte centro-occidentale della penisola. I primi colonizzatori mediterranei che si stabilirono in Spagna furono i Fenici, nel 1100 a.C., che fondarono alcune città nell’odierna Andalusia.

Verso il VII secolo a.C. i Greci raggiunsero la costa mediterranea della penisola iberica, stabilendosi nell’attuale Catalogna e creando vari scali commerciali. La situazione nella penisola si movimentò nel III secolo a.C., allorché i Cartaginesi si espansero nel territorio ispanico, secondo un progetto di dominio commerciale e navale sul Mediterraneo, con la fondazione dell’importante base di Cartagena.Ben presto le mire espansionistiche cartaginesi si scontarono con quelle romane, determinando lo scoppio delle guerre puniche. I Romani infatti arrivarono in Spagna per contrastare l’egemonia di Cartagine e conquistare un territorio ricco di risorse minerarie. La prima guerra punica (264-241 a.C.) vide la vittoria romana e sancì per il popolo punico pesanti condizioni di pace, tra cui il limite a sud del  fiume Ebro alla loro espansione; quando nel 219 a.C. i Cartaginesi, guidati da Annibale, espugnarono la città di Sagunto, situata prima del confine ma alleata di Roma, scoppiò la seconda guerra punica, che si concluse nel 202 a.C. con la sconfitta di Zama, in Africa, e con la vittoria del condottiero romano Scipione l’Africano. Come conseguenza di ciò, Cartagine perse i suoi domini iberici, ora sottomessi al potere di Roma. Ci vollero quindi 200 anni prima che i Romani si impadronissero dell’intera penisola, che venne divisa prima nelle province dell’Hispania Citerior e Hispania Ulterior, poi, con il consolidamento dell’Impero romano, nelle tre province di Lusitania, Betica e Tarraconense.

Gli antichi invasori celti, che nel frattempo si erano fusi con le tribù iberiche indigene formando in popolo dei celtiberi, si opposero con forza alla dominazione romana, ma ne risultarono sottomessi.L’annessione della penisola iberica contribuì allo splendore dell’Impero romano, divenendo la regione spagnola la principale riserva di grano e olio, e sviluppando le infrastrutture e la città, in un processo di romanizzazione che ebbe tra i suoi maggiori protagonisti gli imperatori Traiano, Adriano e Teodosio. Il crollo dell’Impero nel V secolo lasciò la Spagna in preda alle invasioni barbariche.

I Visigoti riuscirono a sconfiggere i Vandali, che si erano insediati nella regione iberica, creando un regno con capitale a Toledo, e scacciando i Bizantini dalle zone meridionali. La disorganizzazione politica del regno visigoto lo rese facile preda dei Mori, nel 711, quando Tariq ibn Ziyad conquistò Toledo, e i suoi successori giunsero sino a Siviglia e Saragozza, fino alla conquista di tutta la penisola iberica, ad eccezione delle zone montane cantabriche e pirenaiche. L’avanzata araba fu fermata a Poiters da Carlo Martello, nel 732. L’arrivo di arabi e berberi, dall’Africa settentrionale, e la loro vittoria sui Visigoti, diedero inizio alla più brillante civiltà che caratterizzò l’Alto Medioevo europeo. I musulmani chiamarono la Spagna “Al Andalus”, nominativo che è sopravvissuto per l’attuale regione dell’Andalusia. Cordova fu la sede di un prestigioso califfato, che vide la fioritura di scienze, arti, architettura e matematica, lasciando un’eredità visibile ancora oggi. Il califfato fu suddiviso in vari piccoli regni, detti taifas, mentre al nord si espandevano esigui territori cristiani.

Tra questi, il piccolo Regno delle Asturie, fondato nel 718, diede l’avvio alla Reconquista, durata più di sette secoli, in cui i giovani regni cristiani del nord - Leòn, Castiglia, Navarra, Aragona e Catalogna – nell’XI secolo intrapresero una graduale avanzata verso sud, per riconquistare il paese in nome della cristianità. Con la caduta di Toledo, nel 1085, il conflitto assunse sempre più la connotazione di guerra santa. Nel frattempo Almoravidi e Almohadi, i musulmani del Nordafrica, si erano schierati dalla parte dei Mori, con l’intento di contrastare l’ascesa cristiana. Ma i cristiani presero gradualmente il sopravvento, sottraendo agli arabi tutti i possedimenti spagnoli, ad eccezione di Granada. In particolare, il declino della Spagna araba fu determinato dalla vittoria cristiana sugli Almohadi nella battaglia di Las Navas de Tolosa, del 1212, che vide l’alleanza di Aragona, Navarra e Castiglia. L’unificazione della Spagna in stato-nazione fu sancita dal matrimonio tra Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, i “sovrani cattolicissimi”, che, con la loro unione nel 1469, unirono i loro regni dal punto di vista militare, religioso e diplomatico e riuscirono a strappare Granada, ultimo dominio arabo, all’emiro Boabdil, nel 1492.

Durante il loro regno l’Inquisizione spagnola si distinse per la sua intolleranza e progredirono le arti. Fu in questo periodo che Colombo aprì le porte del Nuovo Mondo, dopo l’arrivo alle Bahamas nel 1492, dando l’avvio alla presa di Messico, Perù e Cile nella prima metà del XVI secolo, e alla distruzione delle civiltà indiane da parte dei conquistadores spagnoli. Ciò determinò un’ingente affluenza di oro e argento attraverso l’Atlantico fino alla Spagna.

Con il matrimonio della figlia di Isabella e Ferdinando, il regno finì nelle mani degli Asburgo, dinastia regnante in Spagna per il Cinquecento e il Seicento. I suoi maggiori rappresentanti furono Carlo I e il figlio Filippo II, che condussero numerose battaglie contro i protestanti e parteciparono alla guerra santa contro i Turchi, sconfitti a Lepanto nel 1571 per opera dell’Invincibile Armata spagnola. Nel Seicento però, a causa di rivolte militari in molti possedimenti spagnoli, la dinastia degli Asburgo iniziò il suo inarrestabile declino, aggravato da guerre disastrose con i Paesi Bassi e la Francia, che determinò la perdita della sua influenza in Europa. Tuttavia, dal punto di vista culturale, questo periodo è considerato l’Età d’oro della Spagna: in ambito artistico e letterario si ottennero grandissimi risultati, con pittori quali El Greco e Velàzquez e scrittori come Cervantes. Tra il 1701 e il 1714 ebbe luogo la Guerra di Successione Spagnola, scatenatasi alla morte di Carlo II, che aveva designato come suo successore il nipote del re Luigi XIV di Francia, col nome di Filippo V. Questo suscitò le mire espansionistiche di molti paesi europei, che da tempo ambivano al territorio spagnolo. La guerra vide schierarsi da una parte la Francia, la Baviera e la città di Colonia, dall’altra l’Inghilterra, i Paesi Bassi, l’Austria e altri stati tedeschi, e si concluse con la dissoluzione dell’impero spagnolo e l’avvicendamento della dinastia dei Borbone sul trono di Spagna.

Essi fecero della Spagna uno stato centralista, dopo aver abolito tutte le istituzioni e i diritti degli Asburgo. Il loro potere corrisponde all’Illuminismo politico spagnolo, e raggiunse il culmine con il regno di Carlo III, sovrano illuminato. Il XIX secolo fu per la Spagna un periodo molto travagliato. Esso fu caratterizzato dalla guerra d’indipendenza spagnola, la Guerra Peninsulare (1808-1814), causata dall’invasione della penisola iberica da parte della Francia di Napoleone. I due schieramenti comprendevano da una parte Spagna, Regno Unito e Portogallo, dall’altra l’Impero francese; la guerra si concluse con la sconfitta napoleonica, e distrusse le economie di Spagna e Portogallo, le cui colonie oltre oceaniche acquistarono l’indipendenza.

A ciò seguì la Guerra Carlista, attuata da coloro che volevano difendere il diritto al trono dei discendenti di Carlo di Borbone, e che ebbero un ruolo rilevante nella storia spagnola fino al XX secolo. La rivoluzione del 1868 nacque come reazione al regno di Isabella II, dominato da una crisi politica, finanziaria, agraria e industriale. Quattro schieramenti politici si scontrarono: progressisti, democratici, unionisti e repubblicani; dopo un governo provvisorio e la breve monarchia costituzionale di Amedeo I di Savoia (1871-1873), costretto poi ad abdicare, l’11 febbraio 1873 venne proclamata la Prima Repubblica spagnola.

Questa ebbe vita breve (soltanto un anno) e bruciò quattro presidenti. Fu seguita dalla restaurazione borbonica, con l’ascesa al trono di Alfonso XII. La fine dell’800 rappresentò per la Spagna un periodo di forte declino, corruzione politica e anarchismo, culminato nella perdita di Cuba, nel 1898. L’instabilità del paese venne per poco illusoriamente interrotta dalla dittatura di Primo de Rivera che, nel 1923, organizzò un colpo di stato e divenne dittatore militare con Alfonso XIII; quest’ultimo però dovette abdicare, e nel 1931 venne proclamata la Seconda Repubblica, con la coalizione di socialisti e repubblicani, e successivamente un governo di destra. Nel 1936 i generali insorsero contro il governo, dando l’avvio alla guerra civile.

I nazionalisti del generale Franco furono fermati dai repubblicani alle porte di Madrid, ma con l’aiuto di Hitler e Mussolini si aprirono la strada per la vittoria nell’Est e nel Nord, e la città spagnola cadde nel 1939. La fine della guerra diede l’avvio alla dittatura del nazionalista Francisco Franco, durata ben trentasei anni, durante la quale migliaia di nazionalisti furono uccisi. La Spagna non partecipò alla seconda guerra mondiale, e fu isolata fino al 1950, quando entrò a far parte dell’Alleanza Atlantica. Con la morte di Franco nel 1975 e la salita al trono di Juan Carlos I con la terza restaurazione borbonica, la Spagna passò pacificamente dalla dittatura alla democrazia.

Nel 1982 il Partito Socialista dei lavoratori vinse le elezioni generali con Felipe Gonzàlez, e avviò la modernizzazione del paese. Le regioni hanno ottenuto una certa autonomia, anche se la violenza dell’ETA, l’organizzazione separatista basca, costituisce una grave minaccia per il governo. Le relazioni internazionali della Spagna sono state rafforzate dal suo ingresso nella NATO e nell’Unione Europea nel 1986.

Nel marzo del 2004, tre giorni prima delle elezioni generali spagnole che videro l’elezione di Zapatero come Primo Ministro spagnolo, Madrid fu colpita dai peggiori attacchi terroristici della storia moderna di Spagna. L’attuale re, Juan Carlos I, monarca costituzionale che regna dal 1975, è rispettato per la sua fedeltà democratica.